VOLO DI COLOMBE:  SICCA VENERIA (EL -KEFT) -– MOTHIA – SALINELLA (MARSALA) – SEGESTA- TRAPANI – ERICE

K A T A G óG H I A  –  23 aprile

A N A G óG H I A  – 25 ottobre 

  

iniziativa di riambientazione culturale

ideata da Salvatore Corso

 

VOLO DI COLOMBE:  SICCA VENERIA (EL -KEFT) -– MOTHIA – SALINELLA (MARSALA) – SEGESTA- TRAPANI – ERICE

 

Il Movimento Cristiano Lavoratori – Unione provinciale e Circolo intercomunale di Trapani promuovono di anno in anno – dopo anticipazioni con le scuole, curate dall’autore delle ricerche dal 1995 al 2000 – la rievocazione delle mitiche feste che univano nell’antichità, tramite il volo delle colombe, l’estremo lembo della Sicilia occidentale e la vicina costa d’Africa, segnatamente Cartagine-Mothia-Salinella(Marsala)-Segesta-Trapani-Erice.

Feste attestate dal II secolo d..C.come tradizionali dal geografo greco Eliano (170-235 d.C.) che le descrive nel suo trattato naturalistico a proposito delle colombe universalmente conosciute come sacre alla Dea del Monte Erice, variamente denominata dalle popolazioni che si susseguirono: Ashthoreth Erek,Aphrodites Erykina, Venus Erykina, come risulta dall’epigrafia superstite. In ogni caso permaneva l’appellativo Erykinache la distingueva per l’unicità del suo mito e per le manifestazioni connesse.

Il collegamento tra le due sponde del Mediterraneo risale alla consuetudine arcaica dei marinai delle due sponde che, con una barca a vela ed un giorno ed una notte di navigazione, raggiungevano l’altra sponda, instaurando rapporti tra loro con scambi di propri prodotti materiali e culturali. Nella sponda d’Africa, in particolare, la frequenza si concretò anche in campo cultuale con l’erezione di un Tempio che richiamasse la Dea del Monte Erice, per la struttura e per i riti che vi si svolgevano. Gaio Julio Solino (c.210-258 d.C.) in De mirabilibus munditratta di colombe sacre a Venere anche nell’Africa Proconsolare Romana, dove una città antica, sulla strada di collegamento che da Cartagine andava all’antica Cirta, sotto l’imperatore Augusto colonia romana, esisteva già un Tempio che ebbe nome Sicca Veneria, dove riecheggia il nome assunto in epoca romana dalla Dea del MonteErice. Lo attestano ancora i resti archeologici nella parte antica dell’attuale città El Kef a 625 metri sul mare in collina nella strada . 

A Trapani, in epoca remota, era sorta sul limite del porto una Torredi avvistamento che fu indicataColombaia, per lo straordinario flusso di colombe che vi soggiornavano di passaggio, prima di prendere il volo verso Erice o di ritorno da Erice per andare a svernare nelle coste d‘Africa. Sulla Torre Colombaiacartaginesi e romani si alternarono nel possedimento per il controllo del porto e dell’intero territorio marittimo. E tutto ciò prima che Trapani si configurasse a città quadrangolarecon porte e torri, oltre ad altri accessi di rappresentanza o utili per il lavoro quotidiano.

A seguito dell’ellenizzazione iniziata nel IV sec.a.C., già nel secolo seguente la greca Dea Aphroditesera identificata a Venus. Termine Venus da cuivenero-veneror/ venero, assai vicino avenenum / fascino femminile/ veleno / pozione magica da cui vinum/ vino.

Da sempreVenus/ Venere è stata venerata come Dea della fertilità della natura e della fecondità umana. Per questo era Dea Madrecon vari culti sparsi in ogni regione del Mediterraneo. Da notare come gli scrittori latini la esaltassero e il poeta e filosofo epicureo latino Lucrezio (94-50 c.a.C) nel poema Rerum Naturala chiamasse Dea della pace, in quanto con l’amore riusciva a calmare le ire di Marte, ossia allontanava la guerra e le lotte civili: per questo nelle rappresentazioni appare talvolta con l’elmo, ma tiene lo specchio o la colomba in una mano, segni di bellezza e di pace. Ne derivò uno degli appellativi poi diffusi: Concordia. Altri appellativi: Victrix/ Vittoriosa, in quanto venerata dai condottieri; Felix, rappresentata con la palma e portatrice di buona sorte, figura incisa in monete;Cloacina/ purificatrice delle cloache, da cluo/ purifico:appellativo di origine etrusca, in quanto Traquinio Prisco (+579) V re di Roma e Tarquinio il Superbo (+496 a.C.), ultimo re, su un terreno paludoso della futura città, dove avvenivano scambi con l’Etruria e dove poi sorse il primitivo Foro, si adoperarono per la costruzione del sistema fognario, proprio per assicurare contro epidemie la buona salute. Ancora significativo era l’appellativo Libitina/ Lubentinadall’etrusco che indicava la dea arcaica protettrice della morte e degli impresari di pompe funebri, nel cui tempio si conservava il registro dei decessi, accanto a una Porta omonima, oppure appellativo derivato da libare riferito alle libagioniche si offrivano in onore dei defunti, o ancora con il significativo ad libitum/ lasciarsi andare, finché in seguito sarebbe stata confusa con Libido divenendo appellativo di Venus. Ricorrono inoltre i termini: Obsequens/ obbediente/ rispettosa delle regolee per questo onorata come piena di grazia, in quanto riuniva in sé amor sacro e amor profano. Significativo di riti particolari era l’appellativo;Verticordia/ che apre i cuori, dal rituale dalle donne praticato quando lavavano la statua delle Dea e rimettevano le collane e gli ornamenti, offrendo fiori e rose, poi nude si coprivano con schermi di foglie di mirto e spandevano incenso, mentre bevevano papavero con latte e mielepregando per aprire i loro cuori ed ottenere virilità agli uomini. Erano tutti appellativi, ognuno dei quali a Roma aveva un tempio od un sacello. In ogni caso si convogliarono poi nel titolo più famoso e pregnante di mito e storia:Erycina.

In particolare, l’accostamento di venusda vinumimplicava l’uso rituale del vino, bevanda riservata agli uomini e per le donne solo misto ad acqua. Due erano a Roma le feste in cui ricorreva il vino. La prima era un complesso di giorni denominati Vinalia rustica/ feste del vino in campagna, in onore di Giove e Venere, a metà agosto, per auspicare buona vendemmia, per questo detta anche Vinalia prioria, dove l’aggettivo ne significava precedenza cronologica. Distinta era l’altra festa, ugualmente di più giorni, Vinalia urbana/ feste del vino in città, quando vino novello era già a Roma e si assaporava, ufficialmente in anteprima, nelle libagioni sacre fissate in aprile, data poi specificata il 23 aprile, allorché le donne praticavano il rito descritto sotto l’appellativo Verticordia/ che apre i cuori: per questo la festa era denominata anche Veneralia o Vinalia per il vino nuovo consacrato a Iovise per l’immancabile invocazione aVenus ad auspicare fecondità. Proprio quella data 23 aprile, allora, era stata specificata con l’influsso delle pratiche religiose a Monte Erice, dove si compiva il rito delle donne che lavavano nella bella stagione la statua della Dea, con l’invocazione alla Verticordia/ che apre i cuori, vero avvio di nuove energie nella natura e nell’uomo. In definitiva nelle due feste così datate a Roma non è difficile cogliere il ricordo dei riti che si svolgevano al Monte Erice, con il culto alla Dea dell’amore e della fecondità poi dai romani denominata Venus. Riti distribuiti nell’arco dell’anno, con rilevanza alla bella stagione, quella della natura rifiorita e del ritorno da regioni più calde dei volatili, segnatamente le colombe sacre alla Dea del Monte Erice, dove volteggiavano attorno al Tempio. Invece l’altro periodo ad Erice non era la calura d’agosto dei Vinalia rusticaper propiziare la vendemmia, ma era scandito dal mutamento del clima, divenuto rigido ed umido di nebbie, vero annunzio dell’inverno, appunto a fine ottobre, il 25, che quasi repentinamente concludeva la bella stagione, quando doveva propiziarsi la Dea auspicando che non pesasse eccessivamente il tempo triste delle giornate buie e piovose.

Particolari date specificate quando i romani estesero quelle feste a Roma a partire dall’edificazione del Tempio alla Erycina Venus, verosimilmentenel 212 a.C. – anche se non si trova esplicita menzione nei testi classici -, dove si arricchirono con la memoria diVenus Erycinale ricorrenze solenni Vinalia Iovis/ feste del vino in onore di Giove, soprattutto con la solennità Vinalia urbana/ feste del vino in città. Proprio queste Vinalia urbana riecheggiavano maggiormente quelle di Erice, dove giungeva la stagione mite, seppure non mancavano nebbie, spinte dal grecale infiltrato nelle viuzze e nei cortili con arbusti e tetti grondanti gocce umide. Le altre feste Vinalia rustica/ feste del vino in campagnasi effettuavano originariamente nel Lazio a fine agosto come auspicio per l’imminente vendemmia e non ebbero così palese influsso dalle feste di Erice, dove invece si tramandava altra scansione del tempo. Più precisamente la festa Vinalia rusticanon aveva corrispondenza ad Erice nell’intero assetto urbano, anche quello primitivo attorno a via delle jerodule, spesso circonfuso dalle nebbie che insistevano a partire dai mesi in cui soffiava il libeccio umido, a preludio dell’imminente inverno. quando meno facilmente si dileguavano. Così chiaramente risulta il trasferimento a Roma durante i Fasti Prenestini, celebrati inizialmente fuori dell’urbe: erano appunto le feste che, dopo la conquista romana di Erice, a Roma risultano celebrate al posto dei Vinalia rustica, rimaste in agosto nel Lazio. 

Due solennità che, con l’introduzione della Venus Erycinaaccanto a Jovis, assurgevano a simbolo, politico e cultuale, del dominio romano nel Mediterraneo, Africa Proconsolare compresa. Intanto ad Erice si tramandavano da antichissima data le feste Katagóghia/ ritorno dal mareil 23 aprile di ogni anno per annunziare la bella stagione, indicando, secondo il termine greco al plurale neutro, sia le feste che le colombe; ugualmente Anagóghia/ partenza verso il mare ancora al plurale neutro in greco, anche per un giorno di festa ed uno stuolo di colombe. In particolare, la data 23 aprile dei Vinalia urbana era riproposta a Roma in collegamento con le antichissime Kathagóghia/ ritorno dal mare ad Erice, rimaste per secoli. In seguito a Erice le feste risultavano arricchite di giochi e di fiera franca (senza tassazioni), per soddisfare le esigenze dei pellegrini che, allettati dalle agevolazioni, da ogni parte della Sicilia accorrevano festosi cantando le tradizionali melodie di modo lidio-greco. Poi per la decadenza di quella città sul Monte o per le difficoltà insorte per raggiungerla, fu trasferita, in anni imprecisati, in zona pedemontana, ma sempre con il servizio dei militi stabilito da vecchia data quando si effettuava ad Erice. Proprio quella data 23 aprile fu da Federico III d’Aragona (1273-1337) confermata ancora nel 1302, in quanto riconosciuta e praticata da secoli, seppure poi solennizzata ai limiti del territorio di Trapani alle falde del MonteErice.  

Katagóghia/ ritorno dal mareil 23 aprile di ogni anno per annunziare la bella stagione e Anagóghia/ partenza verso il mareil 25 ottobre fine della bella stagione e saluto all’inverno: ritmo tradizionale binario del tempo nelle zone del Mediterraneo ed in Oriente, ‘a staciuni e‘u mmernu, come nella parlata dialettale, dove non esistono vocaboli corrispondenti a primaveraedautunno.

Tale comune patrimonio culturale, unico nel suo genere, attende di essere riambientato nelle città che lo hanno originato e vissuto nei secoli addietro. Dovizia di collegamenti con Cartagine prima poi con il Tempio di Sicca Veneria (El Kef), continuati e molteplici,  attendono di essere riscoperti e rivalutati, dopo adeguata storica sistemazione, per qualificare i rapporti ancestrali e sempre, in qualche modo, proseguiti anche oggi in altre forme tra la costa d’Africa, Cartagine-El Kef-Tunisi in particolare, e l’estrema sponda della Sicilia occidentale, segnatamente nelle città Mothia, Segesta, Lilibaion/Marsala, Trapani, Erice.

Patrimonio culturale valido per consolidare il messaggio di fratellanza tra popoli all’insegna della pace.

 

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